lunedì 2 giugno 2008

Joe Satriani: sano piacere della musica pesante


Ieri sono stato ad ascoltare un concerto di Joe Satriani. Il posto non era dei migliori, un vecchio capannone di una fabbrica convertito in sala concerti, un brutto posto nella zona industriale di Monaco di Baviera. Per di più, dentro si moriva dal caldo, persino Joe s'è lamentato ad un certo punto. Musica forte, ritmata, distorta, veloce, ma perfetta, musica che "parla" e che quindi non ha bisogno delle parole. Lavoro pesante per Joe, ma ancor più per la sua Ibanez, costretta a lavorare al limite delle proprie potenzialità, come una F1 al limite sostenibile dalla struttura. Come se Joe potesse sostenere un limite ancor più lontano, rendendo lo spettacolo incredibile e quasi spaventoso. Non solo note in spasmodica sequenza, ma anche effetti, distorsioni e striduli che diventavano note. Due ore e mezza volate col fiato sospeso, ad ascoltare ciò che Joe aveva da dirci con la sua chitarra. O meglio, con le sue chitarre, dipinte dalla moglie. Come la maglietta che indossava, anch'essa disegnata dalla moglie.

Musica forte ma sana, suonata da una persona sana, che ha preferito eccedere nella dedizione alla chitarra piuttosto che in ciò che normalmente rende famosi cantanti ed altra gente di spettacolo: trasgressione, droga. Senza i piedi per terra ed uno spirito di abnegazione nel proprio impegno, Joe non ci avrebbe mai regalato simili note.

giovedì 13 marzo 2008

Parchi a luci rosse, ma senza cagnolino

In Olanda, a partire dai prossimi mesi, sarà possibile praticare sesso in alcuni luoghi pubblici, precisamente nei parchi cittadini, senza incorrere in alcuna sanzione. Negli stessi parchi, però, resterà severamente proibito fumare o portare al guinzaglio un cane. Motivo: la tutela dei minori! Forse sono primitivo io, non capisco la società del Futuro. Non che voglia criticare chi ha tendenze esibizioniste, tutti noi in qualche modo le abbiamo. Ma non capisco dove sia la conquista sociale nel rendere pubblico per legge la cosa più privata nella vita di una coppia. L'effetto è sminuirne il valore, fare sesso verrà percepito come una semplice cosa con cui uno si rilassa, come bere una birra, mangiare un gelato o ascoltare musica dal lettore MP3. La parte più intima e privata di una coppia verrà, quindi, banalizzata. Una coppia si scambia effusioni esattamente come va al cinema.


Non capisco, però, come si voglia tutelare i più piccoli che non avranno più la possibilità di incontrare quadrupedi pelosi nei luoghi più naturali per incontrarli, i parchi, mentre correranno il rischio di incontrare coppiette durante l'amplesso. Non sarebbe meglio lasciarli giocare coi cagnolini, invece di gettar loro in faccia la "nuda" realtà (distorta) del mondo dei grandi?

sabato 8 marzo 2008

Elezioni e quote rosa


ll candidato Premier del PD Veltroni ha affermato ad un comizio a Mestre che le dichiarazioni del candidato Premier dello schieramento avverso, Silvio Berlusconi, appartengono ad un altro secolo. Le dichiarazioni riguardano la parità in numero fra uomini e donne in parlamento. Veltroni si dice pronto a portare in parlamento una proporzione fra parlamentari uomini e donne pari a 50%-50%, a differenza del Cavaliere che preferisce non forzare la parità in numero di eletti-elette, e che quindi agirebbe secondo una mentalità non moderna ma di un altro secolo.

Eccolo: il progresso umano e sociale secondo Veltroni. La totale parità fra tutti gli uomini, donne incluse. Parità nel senso dei numeri. Perché l'uomo è un numero che compone la società. Quindi, l'uguaglianza degli uomini (ops, e donne) in quanto numeri scavalca di diritto ogni altro criterio di scelta, in virtù dell'essenza di numero dell'uomo (e della donna). Scavalca, quindi, ogni criterio meritocratico, attitudinale, di interesse personale, poiché questi criteri di scelta sono intrinsecamente discriminanti fra i numeri. Non riconoscono che l'uomo (o donna) numero 1856 ha pari capacità, merito e riconoscenza dell'uomo (o donna) numero 34122, ma discriminano.

Questo modo di pensare e procedere, basato sulla totale uguaglianza degli uomini (e donne) anziché sulla valorizzazione del merito, dell'attitudine, della libera iniziativa della persona in sè, non ci ricorda un'ideologia del secolo passato? E quindi, chi appartiene ad un altro secolo?

sabato 1 marzo 2008

Verso un nuovo polo conservatore


Sembra incredibile, dopo il quasi divorzio nella Casa delle Libertà fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che ci ha fatto assistere ad un poco edificante scambio di insulti pubblici, che ha portato allo scioglimento della Casa delle Libertà stessa da parte di Berlusconi, dopo le insistenti richieste da parte degli alleati del Cavaliere a farsi da parte, ci accingiamo alle prossime consultazioni politiche con un quasi partito unico di Centro-Destra. Dico "quasi" perché formalmente si tratta solo di un accordo elettorale in una lista congiunta, ma che di fatto apre la strada alla costituzione del nuovo partito di Centro-Destra tramite la fusione di AN e Forza Italia, i due partiti che solo il dicembre scorso erano divorziati in casa.

Perché incredibile? Il modo in cui è stato fatto sembra, agli occhi di molti, un colpo di mano del Cavaliere. Ed anch'io lo penso. Vedo e sento molti militanti di AN lamentarsi per questo processo di fusione così repentino e "calato dall'alto", senza alcun processo di consultazione e partecipazione della base militante. Niente di più vero. Eppure accetto tale processo in quanto necessario, seppur non ortodosso. Perché? Perché coloro i quali si lamentano ora del colpo di mano del Cavaliere, non si lamentarono mai dell'ossessiva ambizione proprio di Fini, il quale per la fretta convulsiva di scalare la leadership del Centro-Destra ha sempre preferito agire come elemento di disturbo al proprio leader Berlusconi? Perché non si lamentano della totale assenza di Fini negli ultimi 10 anni da ogni azione politica per la costituzione del nuovo soggetto politico? Un soggetto politico che, al nostro tempo, si rende davvero necessario per la governabilità dello Stato.

Perché non ci si rende conto che l'ormai anziano Berlusconi ha costituito negli ultimi anni, coi circoli delle libertà prima e col PdL ora, un nuovo scenario politico che ci permette di uscire dalla gestione monopartitica (DC) dell'Italia prima, e dalla totale immobilità per l'eccessiva frammentazione all'interno dei due poli poi? Perché non ci si rende conto che Gianfranco Fini ha sempre ostacolato questo progetto, per eccessiva ambizione e fretta?

giovedì 6 settembre 2007

L'Università e la Casta


Il Ministero dell'Economia si accorge dell'inadeguata composizione del corpo decente nelle università italiane. Questo è quanto appare nel libro verde sulla spesa pubblica del Ministero al capitolo scuola ed università. Fin qui niente di nuovo, ma interessanti sono i motivi per cui, secondo l'indagine ministeriale, i problemi delle università italiane risiederebbero principalmente nell'inadeguatezza del corpo docente: il sistema delle lauree triennali, con materie non sempre rispondenti alle necessità del mondo del lavoro, ha portato ad una vera e propria inflazione dei corsi di laurea; conseguentemente le varie strutture accessorie (mense, aule studio) e non (laboratori, materiale didattico) risultano insufficienti; il rapporto docenti/studenti è il più baso dei paesi occidentali; il numero di borse di studio è insufficiente; ma soprattutto, nelle università italiane ci sono molti più professori che ricercatori.

Apriti cielo! Davvero singolare la segnalazione del Ministero del Tesoro, secondo cui l'origine di quest'ultimo problema è proprio il sistema rigido delle carriere, un sistema pensato e rodato dal '68 in poi con l'obiettivo di assicurare la carriera a chi è più uguale degli altri. Un sistema pensato proprio dai padri politici di chi ora è al Governo... In Italia ci sono 18 mila professori ordinari, 18 mila associati e 21 mila ricercatori. Il sistema delle carriere è tale per cui risulta più facile fare un professore che fare un ricercatore. Risulta evidente come un sistema del genere NON possa essere basato sulla meritocrazia, altrimenti si avrebbe una distribuzione a piramide delle carriere, non a cilindro. Un sistema del genere è un sistema basato su criteri estremamente rigidi per entrare, per niente meritocratici, ma una volta entrati tutto procede come per scatti di anzianità. Infatti, per entrare non serve a nulla essere capaci, avere risultati il cui valore sia riconosciuto in ambito internazionale, per fare carriera non serve essere perseveranti nello sviluppo del proprio lavoro. Bisogna essere graditi alla Nomeklatura. Ma per esserlo bisogna evitare di pestare i piedi agli altri. Meglio fannulloni che attivi ma invadenti (come chi è attivo e vivace, del resto). Meglio scemi che intelligenti ma possibili disturbatori della quiete (come lo è chiunque sia intelligente ed abbia, quindi, la possibilità di essere "attivo"). Insomma, in sistema in cui vince la mediocrità.

Forse il Ministero non si è accorto che non esiste alcun criterio di controllo del merito. Il Ministero, ed in particolare quello dell'Università e della Ricerca, dovrebbe sapere della totale autonomia in cui vivono i vari atenei, e conseguentemente della totale autonomia con cui gli atenei indicono concorsi e nominano le commissioni. Il Ministero dovrebbe sapere di come i finanziamenti non siano poi così vincolati all'importanza e, soprattutto, alla riuscita di un progetto, ma siano vincolati alla discrezione dei vari Consigli degli atenei e dei centri di ricerca, cioè della Casta, quella Casta di cui, però, non si parla nel libro di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Forse perché è una Casta troppo politicamente di parte, di quella parte. Ecco perché, personalmente, ritengo che l'indagine ministeriale finirà nel dimenticatoio, almeno per quel che riguarda l'attuale Governo.

giovedì 19 luglio 2007

Calda cravatta borghese

Siamo in estate, il caldo torrido ci ha già raggiunti. In questi giorni mi sono letteralmente sciolto al lavoro senz'aria condizionata. I picchi di calore e di afa hanno reso le città insopportabili, la gente cerca refrigerio all'ombra, nei parchi, ovunque ci sia un po' di brezza. Il ministro della salute Livia Turco invita a togliere le cravatte in ufficio.

Non capisco se sono io scemo o se il ministro, che evidentemente è un habituée dell'indumento per eccellenza maschile, sia effettivamente convinto che la cravatta comporti un problema per la salute pubblica. Davvero singolare il consiglio, atipico rispetto ai soliti consigli dei medici di bere molto, mangiare leggero e ridurre i ritmi. Forse i vari dottori, dall'alto della loro posizione sociale, volontariamente non si sono mai espressi contro l'indumento di per sè molto borghese. Vorrei sapere se il ministro ha fatto delle statistiche circa l'uso dlla cravatta in ufficio. Tali statistiche andrebbero correlate con alcuni parametri legati all'ambiente di lavoro, come la presenza di condizionatori, la temperatura e l'umidità tipiche dell'ufficio, gli orari. Probabilmente il ministro sa che spesso, causa un non adeguato dimensionamento degli impianti di condizionamento, mentre fuori ci sono 35 gradi dentro ce ne sono 15. Personalmente conosco solo poche persone che si siano lamentate d'essere costrette a portare la cravatta. Mai per il caldo. Sempre per il fatto di dover portare un indumento ufficialmente troppo borghese e perbenista. Personalmente, coloro i quali si lamentano e si rifiutano di portare tale indumento, che io conosca, esprimono la propria contrarietà solo e soltanto in virtù di una divergenza ideologica. Solo e soltanto in virtù della cultura dell'esquimo. Una posizione ideologica per cui io, nel mio ambiente di lavoro, sono stato spesso preso in giro per il mio abbigliamento troppo conformista, con mio totale stupore per il loro animoso interessamento nei confronti di una cosa molto stupida, l'abbigliamento quotidiano. Ma che gliene frega se porto la cravatta?

Mi nasce quindi un dubbio. Essendo costoro ideologicamente molto vicini al ministro Turco, non sarà mica che anche il ministro utilizzi il caldo come scusa per esprimere la propria posizione ideologicamente avversa ad un abbigliamento troppo conformista? Certamente, una battaglia che deve portare avanti il Ministero della Salute.

sabato 14 luglio 2007

Generazione Prozac


Leggo in questi giorni la notizia sconcertante che circa 30 mila ragazzi italiani sono sotto farmaci antidepressivi, circa l'uno per cento degli adolescenti. Moltissimi ragazzi sotto i 16 anni, bambini e pre-adolescenti, hanno problemi relazionali. Uno scenario spaventoso, considerato che la vita del bambino e del ragazzo è per definizione spensierata, satura di sogni, di immagini protratte verso il futuro. Non posso fare a meno di credere, quindi, che la causa scatenante non risieda nel ragazzo in sè, ma sia forzatamente stimolata dall'esterno, dall'ambiente più intimamente vicino, dalla famiglia. Certamente, c'è personalità più e meno forte, tuttavia io continuo a vedere anomalie non nei bambini ma negli adulti. Ma chi sono gli adulti di oggi? Sono coloro che hanno iniziato la rivoluzione culturale del '68 in cui l'assoluto era la protesta per la distruzione di qualsiasi ordine sociale in virtù di un velleitario Nuovo Mondo, un mondo senza paradiso, senza inferno, senza confini, senza religione, senza proprietà, come cantava John Lennon.
L'utopia di un benessere in virtù di una concezione assolutamente ideologica dell'uomo. Questa perdita di coscienza da parte dell'uomo ha provocato l'incapacità nella generazione immediatamente successiva di gestire il benessere derivante dal boom economico. I giovani degli anni '80 e dei primi anni '90 si sono trovati totalmente inebriati della propria vita dissoluta. Avendo la cultura occidentale dimenticato già da vent'anni gran parte dello proprio orientamento filantropo, i giovani della fine del ventesimo secolo hanno cominciato a sperimentare lo smarrimento dovuto alla perdita delle certezze. L'ansia è proliferata come un'epidemia virale, i miti di pochi anni prima sono crollati e, come in preda al panico, si sono cominciati a creare istericamente sempre nuovi miti per rimpiazzare i precedenti, dimentichi del fatto che forse questi miti sono mere chimere. I figli di quest'ultima generazione, quindi, si sono visti scaricare su di sè tutte le ansie dei propri genitori, ansie mutevoli di giorno il giorno. Ai bambini di oggi viene spesso, purtroppo, negato il diritto naturale di vivere in pace sognando un futuro ingenuo, ma vengono invece storditi sin dalla culla con le ansie dei grandi.

"La mia generazione ha perso" cantava Giorgio Gaber. Verità nelle parole di un ex-rivoluzionario del '68 cariche di malinconia, rammarico, forse anche rimorso. Ma la totale immaturità di quella generazione, che non riusciva a vedere le conseguenze che le proprie velleità utopistiche avrebbero portato, ha un prezzo che pagano le giovani generazioni di oggi.